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casa caccia - minusio - ticino - 2005

La trasformazione presuppone che qualcosa rimanga: il carattere del cambiamento si vede in ciò che rimane. Rimane solo la pietra. La storia millenaria di un pietra che l’uomo ha scavato prima in rifugio, poi scolpito in blocchi. Quale l’essenza di un muro di pietra? La statica della pietra posata a secco è molto elementare: un muro, specialmente se alto, regge solo se è “schiacciato” o compresso sotto un forte peso. I tetti in pietra sono l’ideale per questi muri: i tetti leggeri no. Un tetto leggero é inutile: il muro crolla. Il tetto in cemento armato pesa come i tetti del passato: in più ci permette forme nuove. In origine c’era un piccolo edificio a pianta quadrata, tre piani e scala esterna. Col tempo si è addossato un altro piccolo edificio a pianta quadrata, tre piani e scala esterna. Oggi è un solo edificio a pianta rettangolare, tre piani e scala “esterna”. Anzi a due scale “esterne”: per non dimenticarci. No, esterna non si può, però si “può” in termini tipologici. Si toglie un muro e si mette la scala:gli spessori sono uguali, o quasi. Tre muri di pietra pieni, spessi o meglio grossi 60 centimetri, e una facciata di metallo, spessa o meglio fine solo 15 centimetri. La pietra sta al sole come il metallo sta all’ombra: protagonista è la pietra. Al metallo lasciamo solo il tempo, poi la ruggine. Le finestre? Poche e piccole. C’è una strada, rumore, pulviscolo. Poi c’è il sole che in casa, quasi sempre è fastidio. A nord non c’è il sole. C’è di meglio. La luce indiretta, la pace: c’è spazio per una grande finestra. Si possono vedere le montagne, e anche il cielo, e forse per chi crede anche oltre. Ma il cielo si vede anche da sotto, dal bagno e dalla cucina ipogee. Come nel tempio a pozzo di Santa Cristina, si scende giù per guardare su: il cielo appunto.